Descrizione
Ci sono luoghi che si abitano, e luoghi che ti abitano per sempre. A Stromboli il vulcano non è solo natura: è padre e madre, voce severa e carezza improvvisa, fuoco che distrugge e amore che protegge. In queste pagine l’autore si dichiara figlio di “Iddu”, nato all’ombra dei crateri, con la lava nelle vene e la cenere sulla pelle. Il paesaggio diventa carne, memoria, identità profonda che nessuna distanza riesce a spegnere. È un libro potente e viscerale, che trasforma il racconto delle eruzioni in un canto d’appartenenza e di coraggio.
Attraverso una scrittura intensa e sensoriale, Fabio Famularo rende il vulcano protagonista assoluto e anima viva dell’isola. Si raccontano in particolare tre eruzioni che hanno segnato la storia strombolana: quella del 22 maggio 1919, probabilmente la più devastante che si ricordi; quella dell’11 settembre 1930, entrata nella memoria collettiva e descritta anche da Roberto Rossellini nel suo film girato sull’isola; e quella più recente del 30 dicembre 2002, che costrinse quasi tutta la popolazione all’evacuazione. Tra lapilli come messaggi di fuoco e cieli solcati da scie incandescenti, il dolore si intreccia alla fierezza di chi sceglie di restare. I profumi di limone, basilico e salsedine, le scogliere nere e il faro di Strombolicchio compongono un affresco vivido e struggente. Ne nasce un’opera che è insieme testimonianza storica e dichiarazione d’amore, dedicata a tutti coloro che vivono, ieri come oggi, sotto le stelle di fuoco.


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